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Disturbo Specifico dell’Apprendimento o Difficoltà di apprendimento?

imageSaper distinguere tra un disturbo dell’apprendimento e una difficoltà dell’apprendimento è essenziale per poter portare avanti un lavoro in grado di tener conto delle reali potenzialità della persona. Portare avanti un lavoro che non consideri tale differenza rischierebbe di essere un fallimento fin dall’inizio.

Spesso ci troviamo a lavorare con pazienti che presentano dei problemi specifici nell’apprendimento, la cui causa primaria non sempre è da ricercare in un deficit cognitivo, responsabile di ciò che viene definito a livello diagnostico come DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento), ma si può trattare di una semplice difficoltà, associata all’acquisizione di strategie di apprendimento che appaiono non adeguate.
Di fondamentale importanza in questo senso viene attribuita alla diagnosi, che assume una funzione differenziale, permettendo di fare luce sulla presenza o meno di disturbi in specifiche aree dell’apprendimento.
Una buon processo diagnostico comprende:

  1. una prima fase in grado di stabilire se è presente una reale problematica legata ad una o più aree di apprendimento (lettura, calcolo e scrittura), riscontrando l’abilità cognitiva che appare limitata;
  2. una fase successiva che richiede un percorso di potenziamento specifico per quell’area;
  3. una terza fase in cui si verifica se tale percorso ha avuto degli effetti.

Sulla base dei risultati ottenuti possiamo avere il quadro della situazione e stabilire in maniera chiara se siamo davanti ad un vero e proprio disturbo o ad una mera difficoltà. Tale differenza assume un’importanza fondamentale, sia perché permette di non attribuire inutili etichette, sia perché ci fornisce delle informazioni preziose sulla tipologia di lavoro da portare avanti.

Un training adeguato alla problematica che si ha davanti, tiene conto nei casi di DSA dei limiti oltre i quali specifiche abilità non possono essere potenziate e non mette la persona nella condizione di vivere la frustrazione di fallimenti inutili, ma cercherà di mettere in risalto le conquiste raggiunte e i punti di forza che possono essere sfruttati per l’acquisizione di nuove strategie. Mentre lá dove si trattasse di una semplice difficoltà, il lavoro di potenziamento sulle abilità responsabili della lettura, piuttosto che del calcolo o della scrittura, sarà in grado di riportare come risultati il superamento di quei limiti che potevano far supporre la presenza di un disturbo, mostrando come siano portatori di abilità che inizialmente potevano apparire nulle.

 

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Disturbi Specifici dell’Apprendimento: proviamo a conoscerli meglio..

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          Parlare di Disturbi dell’Apprendimento significa parlare di persone che, seppur presentino un buon livello intellettivo, hanno un rendimento sul piano scolastico non conforme alle competenze che dovrebbero aver acquisito per la loro età. Si tratta di persone che, nonostante non presentino alcuna forma di disabilità intellettiva, si percepiscono diversi dai loro coetanei e in alcuni casi inferiori, consapevoli non solo della differenza, ma soprattutto della mancanza di quel qualcosa che non gli permette, in ambito scolastico, di poter essere al pari con loro.
Per poter fare una diagnosi di questo tipo è opportuno che non debba esserci disabilità intellettiva, motivo per il quale è fondamentale un’approfondita valutazione delle abilità cognitive attraverso strumenti specifici come la WISC IV e  che venga effettuata al termine  del processo di acquisizione delle abilità di lettura e di scrittura, che avviene all’incirca alla fine della seconda elementare, e del calcolo, alla fine della terza elementare.
Una diagnosi di DSA per poter essere effettuata necessita dunque sia delle informozioni riguardanti il funzionamento intellettivo, il quale permette l’esclusione in primis di una disabilità intelettiva, che la loro integrazione con informazioni riguardanti le abilità specifiche inerenti gli apprendimenti, che vengono raccolte attraverso degli strumenti di misura specifici per la valutazione delle competenze di lettura, piuttosto che di calcolo o di scrittura. Tale integrazione permette di avere un quadro complessivo in grado di individuare oltre che la presenza di specifiche difficoltà di apprendimento, anche quali funzioni cognitive siano responsabilii di ciascuna specifica difficoltà.
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In seguito ad una prima valutazione segue un periodo di potenziamento specifico per ciascuna forma di apprendimento che risulta deficitaria. Se nonostante ciò non si presenta alcuna forma di miglioramento, la diagnosi viene confermata a tutti gli effetti e viene avviato un vero e proprio percorso riabilitativo.
Prima viene intrapreso il percorso, prima viene data la possibilità al bambino di acquisire strumenti e strategie per poter bypassare i “limiti” di quelle specifiche abilità e rafforzare quelle funzioni cognitive che invece in lui risultano dei veri e propri punti di forza. Tuttociò oltre ad avere un effetto sul piano cognitivo, avrà anche delle conseguenze sul piano emotivo, favorendo lo sviluppo di un senso di autoefficacia e autostima che, per chi presenta questo tipo di Disturbo, tendono ad essere seriamente messi alla prova.
Dare la possibilità a tutti i bambini di poter trovare la propria strada a partire dal riconoscimento delle proprie difficoltà, ma soprattutto aiutandoli ad individuare le proprie potenzialità, è il primo compito di chi ha l’onore di lavorare con e per loro.

Tutti devono avere l’opportunità di imparare ed apprendere, nessuno deve sentirsi costretto a limitare la propria conoscenza..

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Quando è il momento giusto per iniziare un percorso psicoterapeutico?

imageLe motivazioni che spingono una persona ad intraprendere un percorso psicoterapeutico possono essere diverse e del tutto soggettive. Ma sulla base della mia esperienza posso dire che la maggior parte delle volte, ci si avvicina solo quando si è raggiunto un livello di disagio ormai non più gestibile autonomamente da compromettere la qualità della vita, propria e altrui.
In realtà indagando più a fondo, nella maggior parte delle situazioni, i segnali per iniziare a seguire un lavoro personale erano già emersi da tempo, ma si è scelto di non prenderli in considerazione, sottovalutando la loro importanza e aggravando il disagio interiore.
Può succedere a chiunque di trovarsi ad attraversare fasi della propria vita in cui siamo più vulnerabili di altre, in cui le nostre fragilità (di cui nessuno è immune) prendono il sopravvento, fasi in cui sentiamo di mettere in discussione tutto, in cui sentiamo che ci manca qualcosa, ma che non sappiamo spiegare, in cui le persone, che fino a quel momento erano i nostri pilastri, improvvisamente sono del tutto inadeguati a dare un senso al “vuoto” che abbiamo dentro…in questa fase così delicata, per poterne uscire indenni c’è solo un modo, avere la pazienza di fermarsi e dare un senso a quello stato di smarrimento. Spesso però questo non avviene, ma si sceglie la strada più dannosa possibile per la nostra persona, si cerca di fare finta che quella sensazione non esista, nascondendola con mille impegni che compaiono all’improvviso e diventano prioritari, da non poterne fare a meno. Tutto ciò ci permette di andare avanti per qualche tempo, fin quando quel “vuoto” non trova nuove strade per manifestarsi, magari utilizzando mezzi più forti di quelli iniziali, sotto forma di ansia, insonnia, varie forme di disturbi somatici, ecc..a poco a poco la qualità della propria vita viene compromessa, tutto sembra gigante e impossibile da affrontare e superare.
Solo a quel punto si pensa alla psicoterapia, come mezzo estremo da utilizzare per uscire da quella situazione, da cui ci si aspetta effetti miracolosi e soprattutto immediati. Mentre la realtà è ben diversa,  ci impone un lavoro settimanale, che si protrae per mesi e in alcuni casi anche anni e che ci costringe a fare i conti con i nostri fantasmi, con l’intento di riprendere proprio da quella sensazione che per tanto tempo abbiamo tenuto lontano,  dando il via ad un ascolto fino a quel momento negato.
Quanto tempo serva per raggiungere il proprio obiettivo personale di benessere, anche questo non si può sapere, certo è che fin quando ci poniamo questa domanda significa che c’è ancora molta strada da fare. Quando siamo entrati nel pieno del lavoro psicoterapeutico, infatti, le domande che ci poniamo sono ben diverse, la durata non è più tra le priorità, così come i costi, ma piuttosto subentra la curiosità di vedere cosa c’è di nuovo da scoprire dentro di sé durante la nuova seduta.
Dunque se posso dare un consiglio, non aspettate a sentirvi esasperati e senza via di uscita per decidere di intraprendere un viaggio dentro di voi, ma soprattutto fatelo con la voglia di conoscervi e portare fuori tutto ciò che vi spaventa e condiziona e abbiate la motivazione necessaria per aprirvi a nuove prospettive con cui poter affrontare la vita.