Impariamo a conoscere il Training Autogeno

training autogeno

Il training autogeno (T.A.) è un metodo ideato da J.H.Schultz di autodistensione che consente di modificare stati psichici e somatici. Attraverso questa tecnica egli ha voluto dimostrare come “la psiche agisca sul corpo”.
La parola Training Autogeno deriva dal greco e significa letteralmente “allenamento” che “si genera” (genos) “da sé” (autos).
Attraverso una concentrazione passiva vengono avviate delle modificazioni spontanee del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neurovegetativo e dello stato di coscienza.
Attraverso un preciso e costante allenamento gli esercizi portano a delle modificazioni gradatamente sempre più valide, precise e consistenti.
Praticato saltuariamente con il controllo del terapeuta e quotidianamente da soli, consente di poter offrire ai propri muscoli, ai propri nervi, ai propri organi, alla propria mente uno stato di distensione fisica, di passività psichica, di calma, di benessere sempre più completo e generalizzato.
I cambiamenti fisiologici, attivati durante gli esercizi, prendono il nome di comutazione.
I singoli esercizi possono essere paragonati ai gradini di una scalinata che conduce alla somatizzazione. Questi esercizi conducono progressivamente a una percezione sensitiva ed emotiva del proprio corpo.
Le sensazioni possono essere divise in vari gruppi:
1. sensazioni della superficie corporea (sensazioni di calore, di umidità, di dolore),
2. sensazioni del proprio movimento;
3. sensazioni della posizione nello spazio (sensazioni cinetiche e posturali)
4. sensazioni degli organi;
l’insieme di queste sensazioni costituisce la coscienza del proprio corpo.
Il Training esige l’applicazione incondizionata e costante del raccoglimento interiore (concentrazione). Non utilizza però la volontà cosciente, che opera mediante una tensione attiva, ma richiede un abbandono interiore a determinati esercizi di rappresentazione. È lo stesso che accade la sera quando ci si abbandona passivamente al sonno, in cui non ci costringiamo volontariamente a dormire, in quanto così facendo si rimarrebbe svegli, ma ci lasciamo liberamente trasportare da sensazioni e immagini.
Con l’interiorizzazione concentrativa del training autogeno si mira dunque a raggiungere uno stato di abbandono e ne deriva una comutazione di tutto l’organismo.
In questo modo si potrà raggiungere:
1. un più profondo e rapido recupero di energie
2. un autoinduzione di calma
3. l’autoregolazione di funzioni corporee altrimenti “involontarie” (come la circolazione sanguigna, il battito cardiaco)
4. il miglioramento delle prestazioni (come la memoria)
5. la diminuzione della percezione del dolore
6. l’autodeterminazione (si impara a dirigere i vari processi interni all’organismo verso determinati scopi, es. tendenza ad avere i piedi freddi, decidere di modificare la circolazione sanguigna per riscaldarli)
7. l’introspezione e l’autocontrollo
Gli esercizi che vengono utilizzati durante il Training Autogeno hanno tutti una funzione specifica, così come l’ordine in cui vengono proposti. Ognuno di essi infatti consente di raggiungere la distensione concentrativa in sei settori (o sei stadi), che nell’ordine sono :
MUSCOLI
VASI SANGUIGNI
CUORE
RESPIRAZIONE
ORGANI ADDOMINALI
CAPO
Ognuno di noi potrebbe manifestare dei blocchi in almeno uno di questi settori, a seconda di quale sia, è indicativo di specifiche ferite emotive sulle quali si potrebbe successivamente lavorare con il terapeuta.

BIBLIOGRAFIA:
J.H. Schultz; Il training autogeno ; Feltrinelli

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